Archeologia

12 04 2008

• Guida consigliata: “Italia Etrusca – guida completa”. Giunti Gruppo Editoriale, Firenze – 183 pag

• Vedi il Portale di Archeologia Medievale – Università degli Studi di Siena





Sticciano – 8 km (10 minuti)

21 08 2006

Vista di SticcianoPosto al centro dell’area del Monte Leoni, il paese gode di una straordinaria vista che gli consente di dominare tutta la pianura. Ormai ridotto a qualche decina di abitanti, Sticciano (detto anche Sticciano Alto in contrapposizione con il paese a valle lungo la ferrovia) è un borgo medievale di notevole valore.
Nel Medioevo (996) fu degli Aldobrandeschi che vi dominavano con la famiglia Ranieri, Conti di Sticciano e Torniella. Questi, in continua lite con Siena, fecero il loro primo atto di sottomissione al potente Comune nel 1251 con Ranieri da Capucciano. Dopo alterne ribellioni e sottomissioni dei da Capucciano, Siena conquistò definitivamente queste terre nel 1328. Nel 1461 il feudo passa dal Conte Bindo Sticciani ai Piccolomini, ai quali i Medici confermano la signoria, facendo di Sticciano un centro del rinfeudamento granducale.
La chiesa romanica di Sticciano è senz’altro una delle emergenze più notevoli del Comune di Roccastrada: si presenta con planimetria a navata unica rettangolare movimentata da un’abside semicircolare, il presbiterio rialzato ed alla sua destra il campanile rettangolare a forma di torre inserito dentro la chiesa, il coronamento dell’abside è ad archetti ciechi pensili poggiati su mensole, di architettura romanico-lombarda. Due sono i portali: quello principale con un’architrave decorato da due croci romaniche; quello laterale che presenta una decorazione di modanature sugli stipiti e palmette con foglie incrociate sulla cornice del doppio archivolto.
Alla estremità settentrionale del paese emerge il palazzotto baronale dei Piccolomini, a forma di padiglione seicentesco. A poca distanza da questo un tratto di muro sembra curiosamente coricato su un fianco, evidentemente crollato, è stato inglobato nelle successive edificazioni.
Interessante, per gli scorci pittoreschi ed il panorama della sottostante pianura, si presenta l’intero borgo ancora intatto.
Su M.te Leoni, a qualche chilometro dal paese, è un recinto circolare di pietre, che cinge la cima del monte. E’ segnalato come resto di mura crollate pertinenti ad un castelliere di caratteristiche simili a quello di Moscona (vicino alla antica Roselle)
Sicciano, abside della chiesa romanica





Le Casacce, abbazia S. Salvatore di Giugnano – 12 km (10 minuti)

20 08 2006

In stato di abbandono!
Il complesso abbaziale di S.Salvatore di Giugnano comprende un’area di circa tremila metri quadri, con numerosi avanzi murari sparsi, parzialmente o totalmente interrati, che si riferiscono agli edifici dell’abbazia benedettina ed al convento agostiniano qui edificato poco dopo la metà del XIII secolo. Al corpo monastico appartengono una cripta romanica con volte a crociera sorrette da quattro colonne e, in superficie, solo sporadiche tracce riferibili alla chiesa romanica, ovvero muretti realizzati con tecnica a sacco, sparsi in un raggio di circa 200 metri quadrati. Seppure nascosti dalla vegetazione, consentono di risalire all’impianto originario dell’edificio, una chiesa ad aula o a croce latina, con orientamento e larghezza identiche a quelle della cripta sottostante. Dell’edificio appartenuto agli agostiniani rimangono i resti di una costruzione a poche diecine di metri dalla cripta, in direzione est. Si tratta dei ruderi, alti circa tre metri, di un’aula rettangolare della quale rimangono in piedi due pareti perimetrali, con due monofore di forme gotiche.

Giugnano, pianta della criptaSi accede alla cripta con una scala a pioli attraverso un varco nella volta. La cripta si presenta in forme romaniche, con un vano a pianta rettangolare diviso in tre navatelle da quattro colonne, e con abside semicircolare nella quale si aprono tre monofore tamponate, fatto questo che lascia intendere che, almeno in parte, la cripta sia stata realizzata sopraelevata rispetto al terreno circostante e che il suo interramento completo sia avvenuto successivamente. In origine l’accesso, probabilmente, era consentito da porte corrispondenti alle due ampie nicchie che si aprono nelle pareti perimetrali prima dell’attacco della curvatura absidale, di forma rettangolare, con copertura a botte e con pareti di fondo in grossi blocchi trachitici.

Le colonne sono sormontate da bei capitelli trachitici di forma diversa: due sono circolari in trachite e due in pietra calcarea molto simile a un marmo. Queste ultime, sia per la loro realizzazione in materiale non locale che per l’imperfetto adattamento ai relativi capitelli, sembrano da ritenersi materiale di recupero.

Giugnano, cripta

In una carta del 1076, relativa ad una donazione aldobrandesca alla chiesa di Montemassi, è fatta per la prima volta menzione dell’esistenza di un monastero in Giugnano. Ed è proprio in un’area di grande importanza per la famiglia comitale maremmana degli Aldobrandeschi che l’abbazia costituisce un patrimonio fondiario, la cui notevole consistenza è registrata dalla bolla con la quale nel 1140 Innocenzo II confermò a S.Salvatore di Giugnano beni nei territori di Roccastrada, di Grosseto e dell’Ardenghesca, ove si trova un altro importante monastero benedettino, quello di S.Lorenzo, presso Civitella Marittima . La vicinanza a questo “monastero di famiglia” ardenghesco, assieme alla localizzazione del suo patrimonio, fa supporre che S.Salvatore, del quale non ci è pervenuta la carta di fondazione, possa esser fondato dalla famiglia aldobrandesca, in contrapposizione all’abbazia dell’altra famiglia comitale presente nel territorio del medio corso dell’Ombrone, su l’importante itinerario di collegamento fra la pianura grossetana e l’entroterra senese e chiusino. Un diploma dell’imperatore Ottone IV informa che nel 1209 il monastero maremmano è stato posto da papa Innocenzo III alle dipendenze dell’abbazia cistercense di S. Galgano in Val di Merse, del quale nel 1229 viene ricordato esser “grangia”. Ovvero una dipendenza, in particolare sede di una importante attività metallurgica, alimentata dai giacimenti di rame argentifero presenti nella zona, oggetto di grande interesse anche per il comune senese, che con la cessione ad esso dei diritti aldobrandeschi sul castello di Roccastrada, finì col rivendicare a sé ogni diritto minerario nel territorio. Successivamente al 1257 S.Salvatore passò dai cistercensi agli eremiti agostiniani -ed in particolare, secondo la tradizione, ai guglielmiti, che ebbero in Maremma la terra d’origine-, che lo possedevano ancora nei primi anni del Trecento. In questo secolo le notizie sull’abbazia iniziano a perdersi del tutto, tanto che negli Statuti di Roccastrada del 1612 nella località di Giugnano è ricordata solo la presenza di un mulino e di una ferriera. Nel 1775 -come ricorda lo Ximenes nel suo Esame dell’esame di un libro sopra la Maremma Senese, p.353- i priori della Comunità di Grosseto, «richiesti di dare l’enumerazione dei luoghi diruti e desolati che trovansi nel distretto di quella diocesi e potestaria», pur nella consapevolezza che i ruderi in località Bettarello appartenevano ad un antico monastero, non sono in grado di riferirne il nome, identificato finalmente negli studi storici ottocenteschi.

 





Giuncarico – 15 km (15 minuti)

20 08 2006

Il Centro Storico a forma circolare è racchiudso da una cinta muraria medievale. Vi si accede da tre entrate principali, due delle quali ad arco, che ancora conservano il loro aspetto originale: la porta di Ponente e la porta di Levante, sormontata da un’ alta torre campanaria. Il nucleo più antico del paese risale probabilmente alle dominazioni longobarde. Dell’ antico castello sono conservate alcune strutture: il Cassero, che si trova proprio in Piazza della Pretura, e la base a scarpa poligonale.
La Tomba Etrusca di Poggio Pelliccia ai piedi dell’ abitato di Giuncarico, nei pressi della stazione ferroviaria. E’ un grande tumulo appartenuto ad una famiglia aristocratica di Vetulonia ed usata tra il VII e il V a.C. : la zona in cui è stata scoperta la tomba è infatti considerata una zona perifirica del territorio controllato da Vetulonia. Non lontano è situata la necropoli di S. Germano composta di oltre venti tombe a tumulo, risalente al VI sec. a.C. .
I reperti archeologici che sono stati rinvenuti all’interno della tomba, possono essere ammirati all’interno del Museo etrusco di Vetulonia, recentemente inaugurato. Nei locali del museo è stata riservata una teca ed alcuni pannelli esplicativi al Tumulo di Poggio Pelliccia.
Ricostruzione del Castel di PietraIl castel di Pietra è documentato fino dal 1164. Ne rimane oggi il circuito delle mura con diverse torri e due porte. Nella campagna circostante si trovano i ruderi del Castel di Pietra, legato alla storia dantesca di Pia de’ Tolomei, che qui avrebbe trovato la morte. Le recenti campagne di scavo hanno messo in evidenza un importante sito archeologico con testimonianze che vanno dall’epoca etrusca al Trecento. ingresso: Gratuito Tel 0564 441205
Vedi anche il sito relativo agli scavi in corso: archeologiamedievale.unisi

casteldipietra1.jpg
la storia è avvolta nella leggenda e ripresa da Dante Alighieri, che costruisce un pietoso ritratto della Pia nel V Canto del Purgatorio della Divina Commedia:
“Deh, quanto tu sarai tornato al mondo, e riposo della lunga via”,
seguitò il terzo spirito al secondo,
“ricordati di me che son la Pia:
Siena mi fe’; disfecemi Maremma;
Salsi colui che ‘nnanellata pria,
disposando m’avea con la sua gemma”.
Castel di Pietra viene citato in documento già nel 1067 come appartenente all’Abbazia di Stestinga; è interessante un’altra citazione fatta nel 1203 in un patto fra Ildebrando degli Aldobrandeschi e Siena per il commercio del sale a Grosseto.
Attualmente il sito è oggetto di ricerche archeologiche a cura del ‘Dipartimento di Archeleogia e Storia delle Arti’ dell’Università di Siena.
Rievocazione storicaIl ricordo della tragica morte della Pia dè Tolomei nel Castello di Pietra, viene celebrato ogni anno il 6 agosto a Gavorrano con una rievocazione in costume denominata “Salto della Contessa”: cortei storici, esibizioni di sbandieratori, un palio equestre tra le due contrade dei Tolomei e dei Pannocchieschi, fanno da prologo alla rappresentazione serale nel centro storico.
 





Grosseto, La Fortezza – 20 km (20 minuti)

20 08 2006

La Fortezza di Grosseto
I lavori per la costituzione del perimetro fortificato mediceo di Grosseto, progettato da Baldassarre Lanci, nel quadro della politica di Cosimo I dei Medici tesa alla ristrutturazione dei vecchi Presidi ed alla costruzione di nuove Fortezze, nell’intento di sbarrare le vie di accesso al Granducato di Toscana, durarono complessivamente dal 1565 al 1593, come attestato anche dalla targa marmorea sottostante lo stemma mediceo, posto sopra la porta d’accesso alla Fortezza). Il primo dei baluardi ad esser realizzato è il Baluardo delle Palle (Maiano) costruito tra il 1565 e il 1566; vennero poi costruiti il Baluardo di San Michele (Molino a Vento) terminato nel 1571, il Baluardo dell’Oriolo, o di Porta Mare o di Porta Vecchia (Cavallerizza) fra il 1574-1575, il Baluardo di San Francesco (della Rimembranza) fra il 1576-77, il Baluardo delle Monache (Garibaldi) terminato nel 1577, il Baluardo della Fortezza, in cui i lavori durarono dal 1571 al 1593. La costruzione della cittadella, dunque, iniziò dopo la morte del progettista Baldassarre Lanci (1571), sotto la direzione del figlio di questi, Marino, collaboratore del padre fino dal 1567, e poi, dal 1574 al 1582, di un altro architetto urbinate, Simone Genga.
gr_fortezza_pianta.jpg
«Le mura erette dai medici su progetto di Baldassarre Lanci (1565-93) racchiudono la città in un esagono regolare con bastioni ad ogni angolo, tra i quali quello di NE si prolunga, con un corpo più alto, verso l’interno a formare la fortezza. Questa racchiude al suo interno il cassero senese, ed è in mattoni come le mura e penetra all’interno di esse con un’appendice a due bastioni assai più piccoli (della Vittoria, a nord, e di S.Lucia, a sud), con scarpa che giunge fin quasi alla sommità. Tutto il complesso del cassero è stato poi interrato fino all’imposta degli archi delle porte Il bastione orientale invece, facendo parte della fortezza, ha caratteristiche particolari ; infatti si protende ali’ interno delle mura con una parte rettangolare più alta, recante agli angoli due bastioni più piccoli e con muro a scarpa fin quasi alla sommità, sormontato da una cornice sagomata, ma piatta; tutti gli spigoli sono vivi ed i vertici dei due bastioni piccoli
piccoli interni recano una garitta in mattoni, retta da mensole in pietra, come dovevano essercene di analoghe a tutti gli spigoli del bastione esterno, come appare dalle mensole che vi sono rimaste. Il portale d’accesso alla fortezza si trova alla base della cortina tra i due bastioni piccoli, all’estremità, ed è sormontato da un apparato a sporgere». (P.CAMMAROSANO – V.PASSERI ‘85, R.24.1).
Entrati dal portale, una scalinata conduce ad un cortile, con un pozzo, su cui si affacciano ancora alcuni edifici che facevano parte della guarnigione militare.

Museo Archeologico e d’Arte della Maremma – tel 0564417629
piazza Baccarini, 3 – estate martedì a domenica 10.00 alle 13.00 e 17.00 alle 20.00 – inverno martedì a domenica 9.00 alle 13.00 e 16.00 alle 18.00 – chiuso il lunedì





Roselle, Tino di Moscona – 20 km (20 minuti)

20 08 2006

Ubicato allinterno della Tenuta Il Poggione
Tino di Moscona
Nel novembre 2005 si è concluso il restauro finanziato dalla proprietà del Tino di Moscona, uno dei simboli della città di Grosseto, rocca del Castello di Montecurliano. Il restauro conservativo ha compreso la deforestazione dell’area invasa dalle piante, un consolidamento dei punti a rischio di crollo in corrispondenza delle originarie porte, il ripristino e la stuccatura di alcune zone di muro.

La forma circolare del fortilizio, da cui il nome di “Tino” ad esso attribuito, non appartiene alla tipologia della torre rotonda che si sviluppa in Italia soltanto a partire dal XIII secolo. Il fortilizio in effetti costituisce un’ anomalia nel quadro dell’ architettura militare del territorio senese, e, più in generale, nella pratica fortificatoria italiana.

«Il diametro di quasi 30 metri esclude che il Tino potesse essere un edificio con sole funzioni di avvistamento, quali sono, ad esempio, le torri litoranee disseminate lungo la costa maremmana. Appare impropria la stessa definizione di torre visto che lo sviluppo orizzontale doveva risultare, anche in origine, preponderante rispetto al verticale. In passato la costruzione è stata indicata quale esempio di “castello-recinto”, con funzioni di ricovero per la popolazione in caso di assedio. Considerando la struttura d’assieme dell’insediamento sembra più corretta la definizione stessa contenuta nell’Estimo: “rocca di Montecurliano”, ovvero la parte maggiormente fortificata del Castello, delegata all’ultima difesa, dove la cisterna avrebbe garantito una certa autonomia degli occupanti. Le pareti interne non mostrano tracce di collegamento con altre strutture ad eccezione di una fessura che corre orizzontalmente sulla parete nord, forse la sede per l’appoggio di un camminamento ligneo. Poco probabile l’esistenza di un tetto che coprisse la vasta area racchiusa dal Tino (mq.687), mentre sembra più plausibile la presenza di piccoli locali di abitazione (nella Tavola delle Possessioni del 1320, vengono censite 6 domus in “Rocca de Montecurliano”), a cui ricondurrebbero gli abbondanti accumuli di materiale lapideo, mattoni, tegole e le tracce dell’ambiente T5.

La tecnica muraria del Tino può essere definita, soltanto in via approssimativa, come un romanico, piuttosto rudimentale, costituito da conci lapidei disposti su filari più o meno regolari. Dobbiamo premettere che, in mancanza di scavi archeologici, la sola comparazione dei caratteri formali del paramento murario non consente l’attribuzione ad un ambito cronologico ben definito. Qualche interpretazione più approfondita può essere desunta dalla lettura stratigrafica della struttura. Dall’analisi dell’elevato non si rilevano cesure o sovrapposizioni negli elementi lapidei che possano far ipotizzare la presenza di brani di un edifico preesistente sul quale sia stata effettuata una ristrutturazione. Analogamente, l’analisi delle malte evidenzia una sostanziale unitarietà temporale nella diposizione del paramento murario; non si riscontrano variazioni significative nella quantità e nella qualità del legante nei vari punti della struttura. Nel complesso, quindi, gli elementi raccolti sembrano indicare una realizzazione coincidente con un periodo definito e non con una serie di interventi restaurativi.
Pianta del Tino di Moscona
PLANIMETRIA DELL’INSEDIAMENTO F.MANGIAVACCHI 2002, pp.128-129





Vetulonia – 21 km (25 minuti)

20 08 2006

Chiesa di Vetuloniauna delle più fiorenti città della dodecapoli etrusca. Restano tratti della cinta muraria etrusca, il cui perimetro si estendeva per circa 5 km. Scarsi gli avanzi della città antica, di cui sono state messe in luce abitazioni e materiale fittile e musivo appartenente al periodo romano. Di notevole interesse la vasta necropoli con tombe dall’VIII al III sec. a.C. Sono stati rinvenuti sepolcreti di età villanoviana, tombe a circolo del VII sec. con ricchissimi corredi funebri, tumuli monumentali, quali le grandi tombe denominate “della Pietrera” e “del Diavolino”, e una copiosissima serie di bronzi, buccheri, scarabei, ambre, monete, filigrane, lamine d’oro e armille.
Scarica la scheda Vetulonia e il suo territorio .pdf (86Kb)
Poggiarello Renzetti: Area archeologica e Necropoli – tel. 0564 949587 – apertura: martedì, giovedì, sabato – orari: dalle 9.00 alle ottobre a marzo 16.30 – aprile a settembre 18.30 – feriali 12.30 – ingresso gratuito





Roselle, Parco Archeologico – 25 km (25 minuti)

20 08 2006

Ruins of the Etruscan and roman village
Scavi di Roselle
Tel 0564 402403 Apertura 8.30-19.00
Roselle era situata in una posizione geografica particolarmente interessante: dominava il versante sud-orientale del “lago” Prile, via naturale di comunicazione con il mare e le città costiere, mentre il fiume Ombrone, presso la cui foce Roselle sorgeva, rendeva possibile il commercio con la Val d’Orcia e le città dell’Etruria interna.
Anche se sono attestate tracce di frequentazione di età preistorica e protostorica, Roselle venne organicamente abitata dalla prima metà del VII sec. a.C., probabilmente …. scarica scheda.pdf (112KB)





Lago dell’Accesa – 26 km 30 min

19 08 2006

parco archeologico: abitato legato all’estrazione a alla lavorazione dei metalli e necropoli – VII e VI sec a.C.





Massa Marittima – 39 km (30 minuti)

19 08 2006

Museo Archeologico e Pinacoteca (Piazza Garibaldi, 1 – tel 0566902289 – aprile a ottobre martedì a domenica 10.00 alle 12.30 e 15.30 alle 19.00 – novembre a marzo martedì a domenica 10.00 alle 12.30 e 15.00 alle 17.00 chiuso lunedì)
Centro storico
Strada del Vino Monteregio di Massa MarittimaASSOCIAZIONE
“STRADA DEL VINO MONTEREGIO DI MASSA MARITTIMA”
c/o Comune di Massa Marittima – Via Garibaldi, 10
Via Norma Parenti, 22 – Tel 0566 902756

The Monteregio di Massa Marittima Wine Trail crosses the Metalliferous Hills in the High Grosseto Maremma. Since it is situated in a central position in relation to wine-growing areas, one can easily reach places of cultural, artistic, archeological, viticultural, gastronomic and natural interest.
Along the route the visitor will be amazed at how such beauty and variety of landscape, embraced by hills and sea, can have escaped mass tourist invasion. Thus the visitor has the opportunity to discover one of the best-kept secrets of Tuscany, along of course with its splendid wine.
vino.gifD.O.C.: • Monteregio di Massa Marittima
Strada del Vino Monteregio di Massa Marittima





Magliano – 48 km 50 min

14 04 2005

Cancellone I: Etruscan necropolis (VII-VI century b.C.) tel. 0564592018
Cancellone III:- Etruscan necropolis (VII-VI century b.C.) tel. 0564592018





Talamone – 50 km 45 min

13 04 2005

• Resti del tempio di Talamonaccio VI sec. a.C. (i resti del tempio sono interamente recintati, visibili ma non accessibili





San Galgano – 51 km 1.10 hr

13 04 2005


Il complesso composto dall’Eremo o Rotonda di Montesiepi, con la Sua preziosa Spada nella Roccia, e dalle rovine della grande Abbazia di Circestense di San Galgano è uno dei più suggestivi che si trovano in Toscana.

Edificata tra il 1182 ed il 1185 sopra alla capanna sulla collina ove San Galgano visse il suo ultimo anno di vita e proprio lì dove aveva infisso la Sua Spada nella roccia, la Rotonda di Montesiepi fu originariamente la Tomba del Santo, che fu sepolto a nord della spada come a vedere, attraverso la porta di ingresso, Chiusdino.

Solo nel 1220 (o 1218?) fu iniziata la costruzione della grande Abbazia a valle.

I lavori di costruzione durano fino al 1268, quando venne ufficialmente consacrata dal Vescovo di Volterra Alberto Solari.

Poi cento anni di grande splendore fino al 1364 a cui seguì la lenta decadenza data dalla sventurata pratica della Commenda.

Un fatto sopra ogni altro: nel 1550 il Commendatario Girolamo Vitelli arrivò a vendere (dopo i gioielli e chissà cosa altro) il tetto in piombo.

Nonostante alcuni tentativi di ripristinare il convento alla fine nel 1789, dopo che la Rotonda di Montesiepi fu elevata a Pieve, la grande abbazia venne sconsacrata e lasciata definitivamente alla rovina.

San Galgano infol’enigmade agostinitoscana medievalestoria dell’arte





Campiglia Marittima – 54 km 35 min

12 04 2005

loc. Madonna di Fucinaia S.P. 20
Parco archeominerario di San Silvestro
tel 0565-838680

• giugno a settembre dalle 9.00 all’imbrunire: chiuso lunedì tranne agosto
• ottobre a maggio: aperto il sabato, domenica e festivi.

centro visita, visite guidate, sentieri trekking archeominerari





Marsiliana d’Albegna – 58 km 50 min

10 04 2005

• necropoli in località Banditella





Populonia – 65 km (40 minuti)

10 04 2005

Il Castello di Populonia è un residence privato.
Populonia
visita di 5/6 ore
Parco archeologico di Baratti e Populonia
• marzo a maggio: 9.00 all’imbrunire – chiuso il lunedì
• giugno a settembre: 9.00-20.00 – chiuso martedì tranne luglio e agosto
• ottobre a febbraio: sabato e domenica: 9.00-17.00 e feriali 9.00-14.00 – chiuso lunedì





Orbetello – 65 km 45 min

10 04 2005

Cinta muraria del III sec. a.C. visibili sul Lungolaguna delle Crociere, che costeggia la laguna di Levante, sia sul Lungolaguna di Ponente

• Il frontone del tempio di Talamone (ospitato presso l’ex caserma Umberto I di fronte al duomo – novembre a febbraio 9.00 alle 12.30 e 16.00 alle 19.00 – marzo a giugno 10.00 alle 12.30 e 16.00 alle 20.00 – luglio agosto 10.00 alle 12.30 e 17.00 alle 21.00 – settembre ottobre 10.00 alle 12.30 e 16.00 alle 20.00)

• Antiquarium presso la seicentesca polveriera Guzman





Cosa – 69 km 50 min

9 04 2005

• Museo Nazionale – Area archeologica e Antiquarium – tel 0564881421 – maggio a settembre 9.00 alle 19.00 – ottobre a aprile 9.00 alle 14.00 – mura, abitato, foro, acropoli, Portus Cosanus, fenditura artificiale Tagliata Etrusca





Saturnia – 74 km 1,20 hr

7 04 2005

Bagni termali

Necropoli del Puntone (sempre visitabile)

Cinta muraria 183 a. C.

Castellum aquarium I sec. a. C. (cisterna di raccolta acque per l’approvvigionamento di un acquedotto) località Poggio Murella (sempre accessibile)





Manciano – 74 km 1,15 hr

7 04 2005

Museo di Preistoria e Protostoria – tel 0564629222 (martedì a sabato 9.00 alle 15.30 – domenica 9.30 alle 13.00 – lunedì chiuso