Montemassi – 12 km (15 minuti)

20 08 2006

Montemassi
La forma orginaria del castello era sicuramente composta dai corpi che sono arrivati a Noi ovvero il cassero, una torre poligonale, la torre di ingresso al castello e la cisterna dell’acqua.I resti di altre torri e della mura perimetrali dimostrano ancor di più la sua importanza strategica per il controllo della zona.

La notizia piu’ remota del castello di Montemassi risale al 9 Settembre 1076 quando, con atto notarile, un C.Ildebrando e la C. Giuditta sua consorte donarono alla chiesa de’ SS. Andrea e Genziano di Montemassi il padronato della chiesa di S. Margerita e di S. Lucia a Sassoforte. Montemassi, inoltre, già feudo dei Signori si Sassoforte, una diramazione della potente famiglia degli Aldobrandeschi, e’ ricordato nell’atto notarile di divisione del 1216 fra i due rami dell’ illustre Casata.

In seguito alle aspre contese sorte fra gli Aldobrandeschi e la Repubblica di Siena, Montemassi subì la stessa sorte di tanti altri castelli della zona. Fu assediato e per breve tempo abbandonato dai Senesi a causa delle incombenti vicende belliche con Firenze; ma all’ indomani della vittoriosa battaglia dei Montaperti il castello, stretto in un nuovo assedio, cadde definitivamente e le sua mura furono smantellate.
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Nel 1328 poi, durante la Signoria dei Pannocchieschi, ci fu un tentativo di ribellione, appoggiato da Ludovico il Bavaro, nei confronti di Siena; il tentativo falli’ ed i Senesi esultanti ordinarono al celebre pittore Simone Martini di dipingere l’assedio. Nel 1375 i Salimbeni, Signori di Montemassi e Boccheggiano insorti contro Siena e sconfitti, furono costretti a restituire il Castello.

Dopo alcune alienazioni con atto pubblico del 25 Agosto del 1559, Montemassi a seguito dell’ annessione della Repubblica di Siena al Principato, fu sottoposto al governo dei Medici. Con diploma infine, del 19 settembre 1632, Montemassi fu ricostruito in feudo con il titolo di marchesato dal granduca Ferdinando II a favore di Giovanni Cristofano Malaspina, dei Marchesi Malaspina di Maluzzo , già signore feudale di Roccatederighi, in virtù di un investitura medicea





Grosseto, La Fortezza – 20 km (20 minuti)

20 08 2006

La Fortezza di Grosseto
I lavori per la costituzione del perimetro fortificato mediceo di Grosseto, progettato da Baldassarre Lanci, nel quadro della politica di Cosimo I dei Medici tesa alla ristrutturazione dei vecchi Presidi ed alla costruzione di nuove Fortezze, nell’intento di sbarrare le vie di accesso al Granducato di Toscana, durarono complessivamente dal 1565 al 1593, come attestato anche dalla targa marmorea sottostante lo stemma mediceo, posto sopra la porta d’accesso alla Fortezza). Il primo dei baluardi ad esser realizzato è il Baluardo delle Palle (Maiano) costruito tra il 1565 e il 1566; vennero poi costruiti il Baluardo di San Michele (Molino a Vento) terminato nel 1571, il Baluardo dell’Oriolo, o di Porta Mare o di Porta Vecchia (Cavallerizza) fra il 1574-1575, il Baluardo di San Francesco (della Rimembranza) fra il 1576-77, il Baluardo delle Monache (Garibaldi) terminato nel 1577, il Baluardo della Fortezza, in cui i lavori durarono dal 1571 al 1593. La costruzione della cittadella, dunque, iniziò dopo la morte del progettista Baldassarre Lanci (1571), sotto la direzione del figlio di questi, Marino, collaboratore del padre fino dal 1567, e poi, dal 1574 al 1582, di un altro architetto urbinate, Simone Genga.
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«Le mura erette dai medici su progetto di Baldassarre Lanci (1565-93) racchiudono la città in un esagono regolare con bastioni ad ogni angolo, tra i quali quello di NE si prolunga, con un corpo più alto, verso l’interno a formare la fortezza. Questa racchiude al suo interno il cassero senese, ed è in mattoni come le mura e penetra all’interno di esse con un’appendice a due bastioni assai più piccoli (della Vittoria, a nord, e di S.Lucia, a sud), con scarpa che giunge fin quasi alla sommità. Tutto il complesso del cassero è stato poi interrato fino all’imposta degli archi delle porte Il bastione orientale invece, facendo parte della fortezza, ha caratteristiche particolari ; infatti si protende ali’ interno delle mura con una parte rettangolare più alta, recante agli angoli due bastioni più piccoli e con muro a scarpa fin quasi alla sommità, sormontato da una cornice sagomata, ma piatta; tutti gli spigoli sono vivi ed i vertici dei due bastioni piccoli
piccoli interni recano una garitta in mattoni, retta da mensole in pietra, come dovevano essercene di analoghe a tutti gli spigoli del bastione esterno, come appare dalle mensole che vi sono rimaste. Il portale d’accesso alla fortezza si trova alla base della cortina tra i due bastioni piccoli, all’estremità, ed è sormontato da un apparato a sporgere». (P.CAMMAROSANO – V.PASSERI ‘85, R.24.1).
Entrati dal portale, una scalinata conduce ad un cortile, con un pozzo, su cui si affacciano ancora alcuni edifici che facevano parte della guarnigione militare.

Museo Archeologico e d’Arte della Maremma – tel 0564417629
piazza Baccarini, 3 – estate martedì a domenica 10.00 alle 13.00 e 17.00 alle 20.00 – inverno martedì a domenica 9.00 alle 13.00 e 16.00 alle 18.00 – chiuso il lunedì





Roselle, Tino di Moscona – 20 km (20 minuti)

20 08 2006

Ubicato allinterno della Tenuta Il Poggione
Tino di Moscona
Nel novembre 2005 si è concluso il restauro finanziato dalla proprietà del Tino di Moscona, uno dei simboli della città di Grosseto, rocca del Castello di Montecurliano. Il restauro conservativo ha compreso la deforestazione dell’area invasa dalle piante, un consolidamento dei punti a rischio di crollo in corrispondenza delle originarie porte, il ripristino e la stuccatura di alcune zone di muro.

La forma circolare del fortilizio, da cui il nome di “Tino” ad esso attribuito, non appartiene alla tipologia della torre rotonda che si sviluppa in Italia soltanto a partire dal XIII secolo. Il fortilizio in effetti costituisce un’ anomalia nel quadro dell’ architettura militare del territorio senese, e, più in generale, nella pratica fortificatoria italiana.

«Il diametro di quasi 30 metri esclude che il Tino potesse essere un edificio con sole funzioni di avvistamento, quali sono, ad esempio, le torri litoranee disseminate lungo la costa maremmana. Appare impropria la stessa definizione di torre visto che lo sviluppo orizzontale doveva risultare, anche in origine, preponderante rispetto al verticale. In passato la costruzione è stata indicata quale esempio di “castello-recinto”, con funzioni di ricovero per la popolazione in caso di assedio. Considerando la struttura d’assieme dell’insediamento sembra più corretta la definizione stessa contenuta nell’Estimo: “rocca di Montecurliano”, ovvero la parte maggiormente fortificata del Castello, delegata all’ultima difesa, dove la cisterna avrebbe garantito una certa autonomia degli occupanti. Le pareti interne non mostrano tracce di collegamento con altre strutture ad eccezione di una fessura che corre orizzontalmente sulla parete nord, forse la sede per l’appoggio di un camminamento ligneo. Poco probabile l’esistenza di un tetto che coprisse la vasta area racchiusa dal Tino (mq.687), mentre sembra più plausibile la presenza di piccoli locali di abitazione (nella Tavola delle Possessioni del 1320, vengono censite 6 domus in “Rocca de Montecurliano”), a cui ricondurrebbero gli abbondanti accumuli di materiale lapideo, mattoni, tegole e le tracce dell’ambiente T5.

La tecnica muraria del Tino può essere definita, soltanto in via approssimativa, come un romanico, piuttosto rudimentale, costituito da conci lapidei disposti su filari più o meno regolari. Dobbiamo premettere che, in mancanza di scavi archeologici, la sola comparazione dei caratteri formali del paramento murario non consente l’attribuzione ad un ambito cronologico ben definito. Qualche interpretazione più approfondita può essere desunta dalla lettura stratigrafica della struttura. Dall’analisi dell’elevato non si rilevano cesure o sovrapposizioni negli elementi lapidei che possano far ipotizzare la presenza di brani di un edifico preesistente sul quale sia stata effettuata una ristrutturazione. Analogamente, l’analisi delle malte evidenzia una sostanziale unitarietà temporale nella diposizione del paramento murario; non si riscontrano variazioni significative nella quantità e nella qualità del legante nei vari punti della struttura. Nel complesso, quindi, gli elementi raccolti sembrano indicare una realizzazione coincidente con un periodo definito e non con una serie di interventi restaurativi.
Pianta del Tino di Moscona
PLANIMETRIA DELL’INSEDIAMENTO F.MANGIAVACCHI 2002, pp.128-129





Roccatederighi – 25 km (30 minuti)

20 08 2006

Roccatederighi
Roccatederighi era già conosciuta come castello nel 952 col nome di Rocca Norsina.
Successivamente nel 1239 il nome di Rocca Norsina cambiò in Roccatederighi prendendo spunto da quei “filii Tederigi” che la dominarono per buona parte del 1200.
A cavallo del trecento Roccatederighi passò sotto il dominio della Repubblica di Siena di cui ne seguì la storia fino alla sua caduta nel 1554. E fu proprio durante la campagna militare del 1553 che le armate del Marchese di Maragliano distrussero completamente Roccatederighi lasciandoci arrivare a Noi solo la porta di ingresso e qualche muro di casa torre.
La visita a Roccatederighi può essere abbinata a quella degli altri castelli limitrofi ovvero Montemassi, Sassoforte, Lattaia ed al Molino di Giugnano.
Da Roccatederighi di può godere di una delle vista più stupende sulla alta Maremma Occidentale.





Montalcino – 58 km (1 ora)

11 04 2005

Situato sulla sommità di un colle circondato da oliveti e dai celebri vigneti del Brunello, è di origine antichissima. Nel Medioevo entrò sotto il dominio dei Senesi che costruirono la rocca a pianta pentagonale, e il Palazzo dei Priori, oggi sede comunale. Nei suoi musei sono conservate numerose opere di artisti senesi del ‘300 e ‘400.

Vini:

vino.gif Montalcino D.O.C.:
• Chianti colli Senesi
• Colli dell’Etruria Centrale
• Moscadello di Montalcino
• Rosso di Montalcino
• Sant’Antimo
• Vin Santo del Chianti
• Orcia
vino.gifvino.gifBrunello di Montalcino D.O.C.G.





Porto Ercole – 72 km 55 min

9 04 2005


La Rocca, raggiungibile attraverso una deviazione dalla strada panoramica, domina il paese: la fortificazione è stata costruita a più riprese tra il periodo medievale e l’epoca rinascimentale attorno a strutture preesistenti.





Livorno – 125 km (1 ora 20)

21 08 2004

Portoharbour, traghetti per Gorgona e Capraia
Il dialetto livornese è molto discostante da quelli parlati nel resto della toscana, addirittura certe volte anche da paesini della sua provincia.La leggenda vuole che sia un misto tra napoletano ed ebraico.Infatti i napoletani cercando un posto dove lavorare i propri coralli grezzi si imbatterono nella comunità ebraica di livorno, trovarono subito in loro dei bravissimi orafi. Naque così una collaborazione, infatti i napoletani importavano corallo grezzo e gli ebrei gli applicavano delle decorazioni in oro. Nel tentativo di capirsi mescolarono parole ed espressioni. La leggenda vuole questa come spiegazione. Anche se la leggenda è un pò fantasiosa, come spesso accade incorpora fatti reali, infatti le varie culture che si potevano incontrare solo a livorno hanno notevolmente arricchito e caratterizzato il vernacolo livornese.
Livorno, Porto
Il porto
Livorno sec. XVII
XVIII sec.
Livorno, Fortezza Vecchia (XI sec - 1534)
Fortezza Vecchia (sec. XI – 1534)
Livorno, Fortezza Nuova (1590-1600)
Fortezza Nuova (1590-1600)
Livorno, Fosso Reale
Fosso Reale
Livorno, Terrazza Mascagni
Terrazza Mascagni (1925-1943)
Livorno, Venezia Vecchia
Quartiere Venezzia Vecchia